A vostro rischio e pericolo: la valutazione delle sostanze pericolose

I recenti casi Volkswagen e carni rosse dimostrano come ogni volta che si parli di sostanze chimiche o di analisi statistiche l’opinione pubblica ripeta a pappagallo termini e numeri senza capirne il significato. Il mondo giornalistico difficilmente mette ordine, anzi lucra sulla confusione e i titoli sensazionalistici ma dimostrando lacune non indifferenti in campo scientifico.
Così facendo al pubblico resta impresso che i motori diesel emettono CO2 e che fanno male, mentre l’OMS dice che le carni rosse fanno venire il cancro. Nulla di più sbagliato [1].

La valutazione del rischio di qualsiasi sostanza chimica è composta da una serie di valutazioni e ricerche molto serie e normate a livello europeo e internazionale. Prima di entrare nello specifico, va posto l’accento sulla differenza tra il pericolo e il rischio. Il primo, il pericolo, è dovuto alle proprietà chimiche di una sostanza. Dalla composizione chimica sappiamo se può essere infiammabile, esplosiva, irritante o inerte. Il rischio invece è legato all’esposizione cioè al contatto diretto con questa sostanza. Finché una sostanza infiammabile non viene a contatto con ossigeno e alte temperature, essa non è rischiosa anche se resta pericolosa. Perciò la mancanza di rischio non implica la sicurezza della sostanza.

La valutazione del rischio di una sostanza chimica comprende tre procedure: la valutazione del rischio, la gestione del rischio e la comunicazione del rischio. La valutazione del rischio è una procedura di natura scientifica che individua i pericoli e i rischi di una sostanza. In tale contesto, l’ecotossicologia [2] è la disciplina fondamentale per determinare i livelli di concentrazione delle diverse sostanze ai quali corrispondono danni biologici. La gestione del rischio è una procedura di natura politico-decisionale, in cui i decisori sono chiamati a valutare l’immissione in commercio e l’uso dei prodotti promulgando autorizzazioni, obblighi, divieti e limitazioni. La comunicazione del rischio coinvolge oltre ai valutatori e ai decisori anche gli utilizzatori e la popolazione in generale; siamo tutti chiamati a conosce i rischi di contatto e i pericoli delle sostanze commercializzate. Gli strumenti per la comunicazione del rischio sono la corretta etichettatura dei preparati chimici in commercio, e le schede dei dati di sicurezza che devono accompagnare i preparati pericolosi.

Cosa può fare il comune cittadino? Anche se ti ritieni estraneo a questi pericoli, anche se pensi di non aver mai avuto a che fare con la chimica, in realtà nessuno può fuggire dai composti chimici. Noi stessi siamo fatti di… Chimica! Ovvio no? Ma non farti spaventare da paroloni come acido ascorbico che non è altro che la vitamina C! Sono solo nomenclature utili in campo chimico.

Nella realtà di tutti i giorni però veniamo a contatto con sostanze pericolose come i detergenti per la casa, insetticidi, erbicidi, colle, lubrificanti e vernici che possono essere accompagnati da etichette di pericolo di vario genere. Chi non si è mai imbattuto nel simbolo arancione con un teschio nero a indicare pericolo di morte? Oggi queste etichette sono cambiate e sono regolamentate a livello europeo e ci forniscono informazioni utili su:

  • il tipo delle sostanze chimiche che il prodotto contiene;

  • quali pericoli sono associati al prodotto;

  • come usare in modo sicuro le sostanze chimiche.

Questa nuova etichettatura, entrata in vigore in UE nel 2009, è stata definitivamente introdotta in giugno 2015 dopo un periodo di transizione tra vecchio e nuovo sistema.

Accade poi che per le comunicazioni ufficiali di pericolo non si presti mai la giusta attenzione, usando eccessivamente prodotti che causano danni ambientali e salutari; ma alle bufale ci cascano sempre in molti! Spesso si dice ‘uomo avvisato, mezzo salvato’. Gli strumenti per proteggerci e fare attenzione li abbiamo, sta a noi riporre la fiducia nelle normative piuttosto che nei titoloni senza alcun criterio.

Massimo


[1] I motori diesel emettono CO2 equivalente, cioè diversi tipi di gas ad effetto serra, tra cui, soprattutto il perossido di azoto, più potente della CO2 e che può causare problemi alle vie respiratorie; lo scandalo Volkswagen riguarda però la falsificazione delle quantità emesse, non il fatto di emettere gas dannosi. questo dovrebbe essere noto a chiunque: se voglio aria fresca non mi butto in mezzo al traffico; so già che le macchine inquinano! Lo studio sulle carni rosse invece è stato solo un aggiornamento dovuto a strumentazioni più avanzate rispetto all’ultimo studio che già dichiarava una percentuale del 5% di rischio di contrarre il tumore al colon mangiando abbondantemente carni rosse. Ora questa percentuale è passata al 6%, ma il consiglio di mangiare carne rossa solo una volta a settimana non è certo una novità! Ma l’OMS non ha mai fatto allarmismo, ha solo fatto il suo lavoro di ricerca, mentre i giornalisti ne hanno approfittato per gridare ‘allo scandalo’ diffondendo panico, tradotto per loro in acquisti di copie dei giornali o click sui loro siti.

[2] L’ecotossicologia è la disciplina che studia l’impatto delle sostanze chimiche su individui, popolazioni e comunità biologiche, nonché su interi ecosistemi. Il suo compito è quello di individuare valori soglia oltre i quali uno specifico contaminante provoca un danno biologico ad una specie. Praticamente è lo strumento scientifico necessario per promulgare normative di sicurezza ambientale.

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2 pensieri su “A vostro rischio e pericolo: la valutazione delle sostanze pericolose

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