Perchè abbiamo bisogno dei predatori

DISCLAIMER:  la versione originale di questo articolo la potete trovare su ALERT, questa è una traduzione effettuata dal sottoscritto (con qualche libertà), col permesso dell’autore. Perchè ritengo l’argomento molto importante e perchè probabilmente non avrei saputo scriverlo meglio. Anche da noi, dove grossi predatori quali il lupo e l’orso sono sempre, putroppo, al centro delle polemiche. Ovviamente l’Appennino o le Alpi non sono la foresta tropicale, ma adesso saprete come rispondere alla domanda “Ma a cosa serve avere “inserire carnivoro a caso””?

Cinquantacinque anni fa tre ecologi si posero un semplice domanda:”Perchè il mondo è verde?”. In fondo, un mondo verde è dato per scontato. A pensarci bene, però, questa domanda colpisce in pieno la questione di come funziona un ecosistema.

Il mondo è verde perchè i predatori limitano il numero di erbivori, si disse il trio. In questo modo le piante sono protette, in modo indiretto, e possono crescere rigogliose.

All’epoca in cui questa idea iniziava a prendere forma, altri ecologi stavano scoprendo che molte piante hanno evoluto nel tempo un enorme e variegato arsenale di composti chimici  per dissuadere gli erbivori dal farne il loro pranzo: qualsiasi cosaa tossine vere a proprie a molecole che le rendessero indigeste.

Allora le piante si possono difendere da sole [1], sono loro stesse a limitare il numero di erbivori, disse il secondo gruppo di studiosi: i predatori, nel loro scenario, non erano veramente necessari per mantenere il mondo verde.

Quindi chi ha ragione? Per farlo è necessario un semplice esperimento: togli i predatori da un ecosistema e guarda cosa succede dopo che lo hai fatto. [2]

Facendo per un attimo i fisici della domenica e pensando che questa cosa sia fattibile, rimarrebbero comunque una marea di problematiche: un conto è rimuovere piccoli predatori come ragni e insetti (note che sono piccoli ecc ecc), un altro conto è rimuovere i grossi predatori da un ecosistema.  Basti pensare ad animali quali i lupi o i grossi felini come leoni e giaguari: bisognerebbe recintare enormi aree, alcune con predatori e prende, altri senza i primi. Una missione dai costi e dalla logistica difficili da sostenere: difatti, nessuno ci ha mai provato, fin’ora.

UN ESPERIMENTO ACCIDENTALE

C’è un però. Uno di quei però che farebbe felice chiunque voglia fare un esperimento del genere e soprattutto debba cercare dei fondi. Per un caso fortuito, le condizioni ideali per il nostro esperimento si verificarono in Venezuela, a causa dell’allagamento causato dalla costruzione di una diga. In seguito si vennero a creare nella foresta centinaia di piccole isolette: le più piccole grosse come un campo da tennis, le più grosse, da decine di ettari, grosse come un campo da golf.

Queste isole sono state studiate dal dr. John Terborg e dai suoi collaboratori per 14 anni. E i risultati dei loro studi sono enormemente interessanti e preoccupanti allo stesso tempo.

L’isola più grande era di dimensioni sufficienti a sostenere l’ecosistema originale composto da predatori e prede. Ma al diminuire delle dimensioni delle isole, la presenza di specie predatrici era sempre minore. Una volta al di sotto dei 10 ettari (le dimensioni di un campo da calcio) i predatori sparivano totalmente dall’isola. In queste condizioni ci si ritrova con un ecosistema con alcune specie di erbivori:  scimmie urlatrici, iguane, tartarughe, formiche tagliafoglie. E niente che le minacci di finire mangiate da qualcos’altro. Senza niente a limitare l’attività di questi erbivori, che fine avranno fatto queste isole?

UN COLLASSO ECOLOGICO

Quello che osservarno i ricercatori è stato da loro definito come un caos ecologico. Gli erbivori iniziarono a fare la parte degli Unni: ogni porzione verde della foresta rimasta intatta iniziò gradualmente a sparire. Le prime piante ad essere prese di mira furono germogli e piantine, affettati e portati via dalle formiche, mentre scimmie e iguane defoliavano in tranquillità i grossi alberi tropicali e le piante rampicanti. In seguito toccò agli alberi più giovani e alla fine, dopo  una decina d’anni o poco più, anche i grossi alberi iniziarono a morire, rimasti senza una foglia.

Alla fine dello studio, quella che era una foresta verde e rigogliosa si era trasformata in un reticolo degradato composto da arbusti e qualche pianta rampicante, resti patetici di quella che era un tempo la sua ricca biodiversità.

Nonostante gli erbivori avessero un posto per loro idilliaco, senza predatori e ricco di piante, alla fine dei giochi sono stati la causa della loro stessa distruzione: l’isola non è più in grado di sostenere le forme di vita di cui un tempo era capace, erbivori inclusi. [3]

Quindi il nostro trio di ecologi iniziale aveva ragione: abbiamo bisogno dei predatori per mantenere il nostro pianeta verde e in salute, oltre che a mantenere la biodiversità.

CASI ALTERNATIVI

Il caso dell’isola libera da predatori è allarmante, soprattutto perchè casi come questo possono essere ottenuti in svariati modi, senza avere a portata di mano una diga in una foresta tropicale. Uno dei casi può essere il prendere di mira ed uccidere selettivamente  i predatori, cosa in cui noi umani siamo sempre stati molto bravi.

Un altro caso è riversare in un ecosistema un eccesso di nutrienti, come avviene nel processo dell’eutrofizzazione. Ciò avviene, ad esempio, con l’utilizzo eccessivo di fertilizzanti che in seguito finiscono negli ecosistetemi fluviali e non solo. La biodiversità si basa su equilibri molto delicati e spostare la lancetta verso quelle specie che apprezzano i nutrienti da noi riversati nelle acque può portare al dominio di quest’ultime, a scapito di altre. Come abbiamo visto dall’esempio di cui sopra, ciò non comporta delle buone conseguenze. Altre cause possono essere l’introduzione di specie esotiche che possono avere un grosso impatto sull’ecosistema oppure semplicemente influenzare il regime naturale degli incendi stagionali.

La decimazione dei predatori è una delle cause più preoccupante con cui l’uomo sta distruggendo la Natura e il suo equilibrio: per questo motivo va supportato il “rewilding” degli ecosistemi attraverso la reintroduzione di grossi predatori quali il lupo, l’orso e i grossi felini nelle regioni in un cui erano una volta presenti.

Riportare all’originale equilibrio regioni abbastanza grandi non è una missione semplice, basti pensare solamente a tutte quelle persone che obietterebbero per pura ignoranza o per paura dei rischi collegati ai loro mezzi di sostentamento. Ad ogni modo, il mondo ha davvero bisogno di predatori: la biodiversità e l’equilibrio dell’ecosistema dipendono pesantemente dalla loro presenza.

E’ di vitale necessità quindi riuscire a comunicare queste conoscenze al pubblico e alla politica per poter attuare queste importantissime e necessarie misure di conservazione.

Fabrizio


[1] Almeno finchè l’erbivoro di turno non si inventa uno stratagemma a sua volta. Approfondimento nei prossimi capitoli della saga “Etologia portami via”.

[2]  Don’t try this at home. Please.

[3] Per chi mastica inglese, qui un bellissimo caso simile, illustrato a fumetti.

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Un pensiero su “Perchè abbiamo bisogno dei predatori

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