LA SOLITUDINE DELLA NUMERO 2(*).

È usanza, tra gli attori teatrali prima di entrare in scena, chiudersi a cerchio e urlare ‘merda merda merda‘ come buon auspicio mentre in Spagna si dice, al posto del nostro in bocca al lupo, mucha mierda. Anche per questo motivo, mi è sembrato adeguato iniziare l’anno nuovo con un post, si spera benaugurante, su un argomento bistrattato e tabù nella nostra società, tanto da essere considerato un insulto: la cacca. Tutti conosciamo, spero, la sua funzione primaria, fisiologica: aiuta gli animali a disfarsi delle scorie e della frazione di cibo non assimilabile dall’organismo. Ma la sua vita non è destinata a finire una volta depositata. Focalizziamoci quindi non tanto sul suo essere il prodotto ultimo della digestione, quanto sui suoi diversi riutilizzi.

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Merda d’artista, Piero Manzoni, 1961. Museo del Novecento, Milano. (Foto: A.C.)

Se nel corso della storia, per l’umanità, lo smaltimento dei nostri ‘prodotti di rifiuto organici’ è stato motivo di problemi per la salute umana e ambientale (quest’ultima presa in considerazione solo recentemente), al giorno d’oggi la realtà è cambiata e il trattamento delle acque nere è un processo che fornisce biogas e fanghi da usare (=CON PARSIMONIA=) come fertilizzanti in agricoltura.

Nei secoli la cacca umana e lo sterco del bestiame sono stati utilizzati per svariati scopi: come materiale da costruzione ( e mi immagino conversazioni paradossali come ‘che bella casa di merda che hai’ ‘grazie, troppo gentile’), come farmaco o cosmetico (stendiamo un velo…) e nelle zone più aride e con penuria di legname ancora oggi viene impiegata come combustibile, dopo opportuna essiccazione (e se siete tra quelli a cui dà fastidio l’incenso, evitate viaggi da quelle parti).

Per noi naturalisti, poi, la cacca è importantissima per molte delle nostre ricerche, in quanto è utilissima sia per le analisi sulla dinamica di popolazione, sia per le analisi genetiche (le cacche fresche contengono cellule epiteliali dalle quali si estrae DNA). Analizzando i resti non digeriti all’interno delle feci di carnivori (peli, ossa e parti dure) possiamo inoltre capire la dieta degli individui e quindi le specie preda preferite.

Allontanandoci da questo discorso antropocentrico, come si comporta il resto del mondo animale riguardo la numero 2? Beh, se da bambini, per indicarci una cosa non buona, ci hanno sempre detto ‘questa è cacca’, per molti animali è l’esatto opposto; molti di essi, sia invertebrati che non, annoverano nella loro dieta cacca di vertebrati (i conigli mangiano la propria cacca per trarre tutto il nutrimento dal cibo) e molti insetti utilizzano lo sterco come rifugio per loro uova. Bel modo di iniziare la vita su questo pianeta. Un’altra importante funzione della cacca è quella sociale. Gli animali che non vivono in branchi utilizzano le loro feci per comunicare con gli altri individui della loro specie: se un territorio è occupato, quanto sono grandi i maschi dominanti, se ci sono femmine disposte ad accoppiarsi ecc… in pratica quello che facciamo noi con Facebook! Addirittura, gli ippopotami sfruttano la loro cacca per ritrovare la via del ritorno, quando di notte escono dai fiumi per brucare l’erba sui terreni asciutti.

Dobbiamo alla cacca molta della biodiversità che è sul nostro pianeta. La colonizzazione di specie vegetali in zone remote, come sono ad esempio le isole oceaniche, è avvenuta anche grazie al guano depositato da uccelli e pipistrelli, che si nutrono dei loro frutti senza riuscire a digerirne i semi. Alcune piante hanno perfino sviluppato dei meccanismi per far sì che la germinazione dei propri semi possa avvenire solamente dopo il passaggio degli stessi attraverso il tubo digerente degli animali. Questo per evitare che la pianta figlia possa crescere troppo vicino alla pianta madre, andando in competizione su spazi ed elementi nutritivi, e favorendo la dispersione.

Questo breve ‘assaggio’ è solo una piccolissima parte delle cose che potrei scrivere su questo argomento, ma diventerebbe un post troppo lungo e rischierei di tediarvi oltremodo, oltre che nausearvi. Fermiamoci qui per ora, ne discuteremo sicuramente più avanti e nel frattempo, se qualcuno vi insulta paragonando il vostro lavoro a degli escrementi, non prendetevela troppo!

Alan


(*) Spero che abbiate avuto un’infanzia abbastanza innocente da sapere che la numero uno era il bisognino più piccolo (la pipì) mentre la numero 2 era quello più grosso (la cacca).

Bibliografia: Davies N., Layton N.; La cacca, Storia naturale dell’innominabile. Editoriale SCIENZA.

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