La Scienza alla portata di tutti: dalle chiavi dicotomiche alle guide da campo

Quante cose diamo per scontate oggigiorno. Una di queste, mantenendoci in ambito naturalistico, è la possibilità di poter identificare abbastanza comodamente animali e piante basandoci su manuali che è spesso possibile trovare anche in librerie non particolarmente specializzate. Ma non è sempre stato così.

Fino almeno alla prima metà del ‘900, se non ci si avvicinava allo studio della natura grazie ad un mentore che insegnava a riconoscere le specie sul campo o in laboratorio, l’unico strumento a disposizione per scoprire il nome di un animale o una pianta – tranne che nella rara eccezione dei fiori appariscenti, soprattutto se alpini – erano le chiavi dicotomiche.
Si tratta di interminabili elenchi di insiemi di caratteristiche che, operando di volta in volta una scelta tra due diverse possibilità (dicotomia), prima o poi portano al nome della specie che stiamo cercando di identificare. Ma non è un processo breve né semplice: almeno all’inizio richiede molto tempo, ampie conoscenze di base sul gruppo di organismi che si sta considerando, più che un’infarinatura di gergo tecnico, e spesso strumentazione di laboratorio per ingrandire particolari microscopici.
Inoltre, le chiavi di solito non sono alla portata di tutti anche per la difficile reperibilità e, talvolta, per i costi.

Ma come sempre, un esempio vale più di mille sproloqui.

Fingiamo che i blogger che scrivono su questo blog siano “esemplari” che vogliamo identificare con metodo scientifico. Fino a una cinquantina d’anni fa, per farlo saremmo dovuti andare in una biblioteca universitaria o museale, avremmo dovuto chiedere in prestito un tomo dallo spessore scoraggiante (probabilmente nemmeno adeguatamente aggiornato, magari addirittura in un’altra lingua perchè non disponibile nella nostra) titolato più o meno “Chiave per la determinazione dei blogger che scrivono di argomenti scientifici in italiano, inclusi quelli che hanno appena cominciato” e, dopo esserci destreggiati non senza difficoltà tra gli innumerevoli livelli più generali, saremmo finalmente arrivati più nello specifico a qualcosa di questo genere:

bloggerkeyOKok

Spesso, al testo possono essere abbinate delle tavole o dei disegni a tratto che illustrano i particolari da considerare per l’identificazione; non viene invece riportata quasi mai una visuale d’insieme di ciò che stiamo cercando di identificare, per lo meno non nelle chiavi più vecchie (alcune più recenti hanno a volte delle tavole in appendice o nel testo, ma non sempre comprensive di tutte le specie). Le informazioni generali sono invece generalmente riportate in una parte specifica separata, per non appesantire troppo la già laboriosa consultazione della chiave.
Eventuali mappe di distribuzione sono prerogativa di chiavi relativamente recenti e concepite già in modo più moderno.

bloggerkeyimgOKok

Va anche considerata la soggettività di chi per primo ha stilato la chiave per determinare il tale gruppo di specie. Tornando al nostro esempio, vediamo che l’autore di quella chiave ha deciso che secondo lui barba e capelli erano dei caratteri buoni; un altro autore avrebbe potuto convincersi che la forma del naso e la taglia di scarpe fossero dei caratteri migliori, e consultando la sua opera avremmo avuto davanti una chiave completamente diversa per identificare gli stessi esemplari.

Noterete inoltre che ho – volutamente – preso in considerazione un carattere fallace: non è detto che i nostri blogger abbiano sempre la barba, potrebbero radersi; nel tal caso, per capire quale dei quattro abbiamo davanti dovremmo aspettare che gli ricresca la barba. Esattamente come, essendo le chiavi botaniche basate molto spesso su caratteristiche dei fiori, dobbiamo aspettare che una pianta sia fiorita per poter capire a quale specie appartiene.

Forse così non sembra neanche una faccenda particolarmente complessa, ma qui si tratta di un esempio semplificato. Le vere chiavi dicotomiche includono generalmente numeri elevati di specie: pensiamo alla celeberrima e monumentale “Flora d’Italia” (per gli amici: “il Pignatti“, dal nome dell’autore) [1], che include tutte le specie vegetali presenti nella nostra penisola in un totale di 2300 pagine suddivise in tre voluminosi tomi.

Un sistema così macchinoso, che per di più richiedeva conoscenze approfondite nel campo a cui appartenevano gli organismi di interesse, tendeva a precludere la conoscenza a coloro che non fossero in grado di ricevere un’adeguata istruzione specializzata.
Per nostra fortuna, al giorno d’oggi le cose si sono semplificate. Le chiavi dicotomiche sono ancora indispensabili per i professionisti [2], ma la conoscenza di molti gruppi di piante ed animali si è enormemente estesa al grande pubblico grazie ad uno strumento che a noi sembra scontato, ma che fino agli anni ’30, almeno per gli animali (per le piante c’erano almeno le Taschenflorae tedesche), nessuno si era mai sognato: le guide da campo (field-guides).

Il merito di questa trovata e della sua diffusione va a Roger Tory Peterson (1908-1996), un ornitologo ed illustratore naturalista americano. Avvertendo l’esigenza di semplificare l’identificazione degli uccelli, nel 1934 pubblicò un libro [3] a suo modo rivoluzionario: un manuale che aveva lo scopo di consentire l’identificazione basandosi su illustrazioni e brevi descrizioni dei caratteri fondamentali, evidenziati nelle figure stesse mediante trattini o freccette (quello che da allora è naturalmente noto come Peterson Identification System); era la prima field guide moderna.

Negli ultimi decenni abbiamo assistito ad una vera e propria invasione di guide da campo sugli uccelli e il birdwatching, che hanno incoraggiato l’editoria naturalistica ad ampliarsi verso una miriade di altri gruppi animali (e vegetali).
L’unico strumento richiesto oltre al manuale in sè, almeno per quanto riguarda gli animali, è un binocolo – che, se opportunamente girato al contrario, può essere usato per ingrandire piccoli dettagli quando si ha a che fare con gli insetti sul campo. Nell’era del digitale, con la possibilità di ottenere buone fotografie anche senza bisogno di una reflex e senza i costi della pellicola, la macchina fotografica si è aggiunta, o addirittura sostituita, all’uso del binocolo.

Riprendendo il nostro esempio di prima, sulla ipotetica “Guida da campo dei blogger scientifici attivi in Italia, inclusi quelli che hanno appena cominciato” potremmo trovare qualcosa del genere: una tavola a colori che raffigura i nostri blogger tutti interi, magari con i particolari salienti indicati da una freccia, affiancata ad una breve descrizione molto semplice e discorsiva che riassume i tratti caratteristici ed eventualmente accentua quelli da considerare per distinguere l’esemplare da esemplari simili e, spesso, munita anche di mappe che raffigurano a grandi linee la distribuzione.

bloggerfieldguideOKok

L’esempio qui riportato voleva essere simpatico ed esemplificativo, e al contempo far conoscere un po’ meglio lo staff del blog; volendo concretizzare il ragionamento possiamo considerare ad esempio la recente crescita di interesse per gruppi di insetti come le farfalle o le libellule, più ‘difficili’ da identificare rispetto agli uccelli e ai vertebrati in generale, per i quali le chiavi dicotomiche sono ancora molto importanti e le guide da campo hanno iniziato ad essere disponibili diverso tempo dopo quelle per birdwatchers, ma che oggi sono sempre più alla portata di tutti.

Uno dei grandi vantaggi è la rapidità di consultazione, per la quale non occorre avere conoscenze specialistiche; qualcuno che per lavoro si occupa di tutt’altro che di scienze naturali e che ha voglia di rilassarsi avvicinandosi all’osservazione delle piante o degli insetti nel poco tempo libero che ha, molto probabilmente non ha voglia di preludere al tutto perdendo molto di quel tempo con lo studio intensivo di trattati di botanica o entomologia generale, e non si può dargli torto.
Un altro fattore importante da considerare, sempre più rilevante alla luce della crescente sensibilità ambientale/naturalistica di gran parte della gente, è la possibilità che le guide da campo offrono di identificare le specie direttamente in natura (donde il nome), oppure sulla base di materiale fotografico. Una volta, usando solo le chiavi, era necessario prelevare esemplari da portare in laboratorio, dove si procedeva all’identificazione; forse non ci impressiona pensarlo relativamente ai fiori, ma pensare che per identificare una pernice o un’anatra poteva essere necessario impallinarla e portarla in laboratorio, ha un tutt’altro tipo di impatto. Oggi tutto questo non è più indispensabile per quei gruppi di specie identificabili macroscopicamente (benché rimanga necessario per un enorme numero di altre specie ancora distinguibili solamente sulla base di osservazioni anatomiche di laboratorio; non si può avere tutto!).

Formato portatile, facilità di consultazione, reperibilità ed utilizzo e contributo nel minimizzare l’impatto sugli organismi studiati sono stati i punti forti di questa non-così-piccola rivoluzione che ha avvicinato alla Scienza e appassionato alla natura tanti ‘non addetti ai lavori’. Le field-guides sono state la grande trovata che ha permesso di diffondere concretamente la conoscenza degli organismi viventi su ampia scala, e sono sicuramente di fondamentale importanza per quella che oggi viene definita Citizen Science [4].

Gabriele


Note

[1] S. Pignatti, 1982, Flora d’Italia, Edagricole, Milano, 3 volumi.

[2] Va sottolineato che comunque l’era di internet ha aperto nuove possibilità, molto più ‘divulgative’ rispetto al passato, anche per le chiavi dicotomiche. Un esempio per tutti: il progetto DRYADES (la branca italiana del più ampio “Key to Nature“) propone online ottime chiavi interattive progettate da esperti, con una concezione moderna e in un’ottica didattica, ma comunque dall’elevato valore scientifico, tanto che vengono utilizzate anche da professionisti.

[3] R.T.Peterson, 1934, A Field Guide to the Birds, Houghton Mifflin, Boston.

[4] Della Citizen Science parlerà uno dei prossimi post!

Annunci

4 pensieri su “La Scienza alla portata di tutti: dalle chiavi dicotomiche alle guide da campo

  1. Pingback: Il fascino degli erbari lichenologici pavesi: un assaggio (parte III) | Naturalisti Impiccioni

  2. Pingback: Bozze, alberi e disegni in Evoluzione – Parte I | The Platypus Review

  3. Pingback: Il Cittadino al servizio della Scienza | The Platypus Review

  4. Pingback: Recensione: “Libellen” (Lehmann & Nüß) | Naturalisti Impiccioni

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...