Un trattato per ghermirli e nel buio incatenarli

Stati Uniti. Quasi chiunque nel mondo, esalta lo stile di vita americano sognando New York, San Francisco, Los Angeles, Miami… Sembra che il loro sia il modello da seguire, per vivere bene bisognerebbe essere americano. Sono sicuro che leggendo questo articolo, probabilmente tornerete a considerare mamma Europa.

Da qualche tempo si stanno intensificando le notizie sul TTIP, un trattato commerciale tra Stati Uniti ed Unione Europea, i cui negoziati sono iniziati nel 2013. Si tratta del Transatlantic Trade and Investment Partnership, in italiano, Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti. L’obiettivo è quello di ridurre i dazi doganali e rimuovere una serie di barriere non tariffarie tra le due superpotenze, permettendo un libero scambio di prodotti tra questi Paesi. Ciò faciliterebbe il flusso degli investimenti oltre che delle merci. Se l’accordo venisse approvato, si verrebbe a creare la più grande area di libero scambio del mondo. Insomma, potrebbe far ripartire questa benedetta economia! Dove sta l’inghippo? Perché ancora non è stato approvato, altrimenti?

Riflettendoci bene, anche al cittadino comune possono sorgere dei dubbi. Che cosa strana, può pensare, ero convinto che tra i Paesi occidentali già ci fosse libero scambio! In fin dei conti non è difficile comprare un melafonino o mangiare in un fastfood di una nota grande catena americana, come del resto molti dei nostri prodotti alimentari vengono esportati nelle terre dei mangia-hamburger per gustarsi ottimi vini e formaggi!
A cosa dovrebbe servire un nuovo accordo? Forse si vuole creare una norma comune che abbia gli stessi livelli di qualità in modo che sia possibile un libero scambio senza paure e timori di incorrere in normative diverse da quelle del Paese di provenienza. In effetti a qualcuno sarà capitato di non poter mandare ad un amico americano una bottiglia di vino italiano, perché ritenuta pericolosa dalle loro norme! E giustamente noi a pensare: ma che ne sanno gli americani del vino! Mangia-pasta-col-ketchup a tradimento! (e già il modello americano vacilla. Il cibo italiano –ed europeo- non si tocca!). Se si tratta quindi di creare una norma comunitaria per lo scambio merci in sicurezza, dovrebbe essere una buona notizia. In fin dei conti l’Unione Europea è ormai esperta in materia avendo per anni lavorato sull’omologazione legislativa tra i  suoi Paesi Membri: una bella sfida! Per esempio, fino a qualche anno fa, ogni Stato aveva le sue leggi e norme di sicurezza per l’uso dei prodotti chimici, ma la commercializzazione era un problema spinoso. È stato così creato il regolamento REACH per il libero scambio di sostanze chimiche nei Paesi U.E. e se le sostanze provenienti da altri Paesi non rispettano questo regolamento, sono di conseguenza vietate. Questo ha alzato i livelli di sicurezza per la salute umana e per l’ambiente in tutta Europa, nel settore chimico.

Essendo perciò le normative comunitarie dell’Unione Europea quelle che richiedono i livelli di sicurezza e gli standard di qualità migliori in molti settori, il TTIP dovrebbe portare ad un miglioramento dei prodotti americani, notoriamente di qualità meno controllata. E invece no. Le barriere non tariffarie che l’accordo vuole abbattere sono proprio le normative sulla qualità, sulla protezione ambientale, sui diritti dei lavoratori e sulla salute del consumatore.
Pare uno scherzo, ma è proprio quello che prevede, tre le righe, questo patto commerciale!
Il settore che più colpisce e infervora l’opinione pubblica è quello agroalimentare. Negli Stati Uniti è noto l’utilizzo di fitofarmaci (come il glifosato) per aumentare la produttività agricola e l’uso di ormoni per ingrassare a dismisura le carni degli animali da allevamento. Molte pratiche di lavorazione degli alimenti con sostanze chimiche per la presentazione o la conservazione dei prodotti da commercializzare, farebbero inorridire qualsiasi europeo. Con questo trattato i prodotti OGM americani potrebbero finire nei nostri banchi frutta, nonostante in Europa siano vietati perché vige il “principio di precauzione” (se non sappiamo quali danni possano provocare alla salute e all’ambiente, non li mettiamo in vendita) mentre in America preferiscono prima vendere i prodotti facendo guadagnare le multinazionali, poi quando questi avranno causato danni evidenti ed irreversibili, si prende in considerazione l’idea di vietarli, cosa che finora negli Stati Uniti è sempre stata un’ipotesi remota.

tradewatch

Fonte immagine: tradewatch.org

È ovvio che non rispettando i criteri di qualità e sicurezza, uno stesso prodotto americano costerebbe molto meno di uno europeo, rendendo la qualità un valore di scambio troppo esigente. Quindi le aziende italiane ed europee si troverebbero a dover rinunciare alla qualità dei loro prodotti, per tornare a competere sul mercato, pena il fallimento. Come contrastare un effetto del genere? Basta non comprare il prodotto americano. Peccato che non ci sarà alcun obbligo di registrazione in etichetta della provenienza, e poi il nostro concetto di stile americano ci potrebbe far presto dimenticare tutte queste considerazioni, (altrimenti nessuno andrebbe a quel noto fastfood dove ci si va solo per abbuffarsi, non certo perché sia buono; in perfetto stile americano!).
Insomma per combattere il made in china che è sempre costato poco ma è sinonimo di robaccia costruita violando i diritti umani e la sicurezza ambientale, il TTIP favorirebbe l’America su suolo europeo nello stesso modo, a discapito degli oltre 500 milioni di cittadini della comunità europea e delle loro aziende che fanno vanto dei propri marchi di qualità; e la qualità costa.

Oltre il danno (e che danno!) anche la beffa. L’accordo prevede anche la possibilità da parte di una multinazionale di denunciare una Nazione nel caso in cui questa osi promulgare delle leggi che limitino le sue capacità di profitto, aumentando standard di qualità o anche solo in difesa di un salario minimo più altro per i lavoratori. Non è pura fantascienza come potrebbe sembrare ad orecchio, perché anche senza questo accordo, ci sono dei precedenti come il caso Vattenfall con il governo tedesco o il caso Veolia contro il governo egiziano, venendo meno quindi la sovranità del popolo.
Se già siete sconvolti, sappiate anche che, nell’era in cui la trasparenza è richiesta in ogni progetto pubblico, i negoziati del TTIP si stanno invece svolgendo in gran segreto e resi pubblici solo in parte nell’ottobre del 2014 su richiesta italiana. Gli americani (sarebbe a dire l’amministrazione del presidente Obama) vuole concludere gli accordi entro la fine del 2016. Cosa altro può nascondere il TTIP? Fortuna che molti Paesi europei e personaggi politici di spicco sono totalmente contrari ad ogni genere di accordo di questo tipo.

Quindi in conclusione, vi piace ancora lo stile di vita americano?

Massimo

Approfondimenti:
Il Post: Cos’è il TTIP, spiegato bene
La Stampa: TTIP, l’accordo USA-UE al vaglio dei parlamentari

Fonti:
Commissione EuropeaOverview

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