Vipera walser, la nuova vipera italiana.

È notizia di poche settimane fa, la scoperta di una nuova specie di vipera italiana, e addirittura quotidiani e periodici ne hanno dato risalto con articoli. Di per sé, la scoperta di una nuova specie non è un evento epocale: tutti giorni vengono trovate numerose specie vegetali e animali nuove in ogni parte del pianeta. Il fatto, però, che si tratti di un vertebrato (e che vertebrato, una vipera!) trovato addirittura nell’antropizzata Europa (in Italia, a casa nostra!) spiega perché ci si è facilmente fatti prendere dall’entusiasmo. Urge però fare delle precisazioni in merito.

ANTEFATTO

La Vipera berus (comunemente chiamata Marasso) è una specie largamente diffusa in tutta L’Eurasia, dalla Finlandia alla Grecia, dalla Francia alla Siberia, fino ad arrivare in Kazakistan e in Cina. Una popolazione isolata in Italia ha però catturato l’attenzione degli studiosi, in quanto mostrava differenze morfologiche troppo marcate per essere considerata una modificazione genetica a livello regionale, o un errore casuale oppure un’ibridazione tra il marasso o la vipera comune (V.aspis). Le analisi genetiche e morfologiche su questa popolazione, effettuate da un gruppo di ricercatori [1] italiani, svizzeri e inglesi, hanno dimostrato essere una nuova specie imparentata con le vipere caucasiche, e l’hanno chiamata Vipera walser, in onore alla popolazione che ha abitato e abita tuttora gli habitat stessi di questa ‘nuova’ specie, appunto, i Walser.

UNA NUOVA SPECIE?

Dire che si è scoperta una nuova specie diversa da quella che c’era già potrebbe portare in errore il lettore, come pensare ci sia stata un’introduzione, magari credendo all’enorme boiata quale è la bufala delle vipere paracadutate, oppure che ci sia stato un evento di speciazione, che abbia portato all’evoluzione la specie V.berus all’attuale V.walser. Niente di più sbagliato. Quello che sarebbe giusto dire è che è stata descritta una specie, già presente nel territorio e confusa fino ad oggi con un’altra specie, appunto la V.berus. Lo studio condotto è comunque recentissimo, e dovremmo aspettare cosa avrà da dire, nei prossimi mesi, tutta la comunità scientifica al riguardo, ma le distanze genetiche, morfologiche e di areale (non c’è la minima sovrapposizione tra le due specie) sono tali da far ottimisticamente affermare, con una buona dose di certezza, che siano effettivamente due specie differenti.

CHE COSA COMPORTERÀ?

Questo cambiamento a livello tassonomico cosa porterà in dono? Beh a parte rendere obsoleti ormai tutti gli atlanti d’Italia e d’Europa erpetologici, l’impatto maggiore sarà quello legato alla conservazione. L’areale della walser è veramente molto ridotto, meno di 1000 km2 che diventa meno di 500 km2 se si considerano le frammentazioni, tanto da essere considerata un endemismo, cioè, in parole povere, un organismo che esiste solo in una ristretta porzione di un territorio e in nessun’altra parte DEL MONDO. Questa condizione era così anche prima, ma essendo la walser considerata come marasso, non era una situazione così allarmante, considerando la vasta distribuzione di quest’ultimo. Ora che invece si è scoperta essere un’altra specie, si dovrà intervenire con misure cautelative nei confronti del suo habitat, oltre che verso gli animali stessi, quindi evitate di fare gli erpetologi della domenica andando a cercare questi animali nel loro habitat naturale per una foto, O PEGGIO, per prelevarli. Se volete un archivio di bestie rare, limitatevi a Pokemon Go.

CE N’ERA EFFETTIVAMENTE BISOGNO?

Effettivamente il dubbio potrebbe sorgere, soprattutto per le implicazioni negative che ne derivano (da specie abbondante a in via di estinzione [2]). Sarebbe stato meglio considerarlo marasso? No, assolutamente no. In biologia il termine specie rappresenta quegli individui che incrociandosi tra loro generano potenzialmente una prole illimitatamente feconda. Un asino e un cavallo possono generare il mulo e il bardotto (a seconda del sesso dei genitori) ma essi saranno sterili, e non potranno portare avanti generazioni successive. Quindi per poter salvare l’asino o il cavallo dall’estinzione, l’ultima cosa da fare sarebbe quelle di incrociarli tra loro. Stessa cosa con le vipere o per qualsiasi altro animale al mondo. Per cui, sempre meglio sapere bene chi è cosa.

COME MAI È PIÙ VICINA ALLE VIPERE DEL CAUCASO RISPETTO A QUELLE EUROPEE?

Vi ho detto prima delle bufale delle vipere lanciate dagli elicotteri per introdurle in zone dove ce ne erano poche, allora perché questa specie è imparentata ad altre così lontane? Le hanno portate? La risposte è da ritrovare nei meandri della storia geologica dell’Europa: durante le numerose glaciazioni [3] del Pleistocene (2,58 milioni di anni fa – 11 mila anni fa) i ghiacci hanno separato il marasso dalla walser, facendo occupare alle due specie differenti aree dette rifugio, ovvero quelle aree libere dall’avanzamento dei ghiacci. Molti fenomeni di speciazioni sono stati indotti dalla separazione degli areali. Le analisi condotte su 14 vipere euroasiatiche hanno evidenziato come la nuova specie italiana sia più vicina, a livello genetico, alle vipere caucasiche. Lo studio è ancora in una fase preliminare, ci saranno sicuramente lavori futuri che si occuperanno, tra le altre cose, della paleoecologia e dei processi di separazione.

COME FACCIO A CAPIRE SE SI TRATTA DI UNA WALSER O DI UN MARASSO?

Le differenze morfologiche, che riguardano la forma e il numero delle squame della testa, sono riconoscibili a un occhio esperto ed è necessario quindi dover maneggiare gli individui, per cui vi sconsiglio caldamente il voler capire se si tratta di questa o quell’altra specie. Se vi doveste trovare sulle Alpi piemontesi e doveste incontrare un viperide del tutto simile a un marasso, quella è una walser [4]. Per ciò fatele, se volete, una foto a distanza di sicurezza e continuate per il vostro trekking, grazie.

È PERICOLOSO PER L’UOMO?

La pericolosità di una vipera nostrana la equiparerei a un burrone: non è pericoloso fino a quando non vi ci buttate dentro. Per capirci: sì, è velenosa; no, non è mortale; no, non siamo le sue prede abituali. Per un animale selvatico, il veleno è una spesa energetica mica da ridere, per cui prima di scialacquarlo contro un povero idiot.. cristiano, ci pensa più di una volta. Non ucciderebbe mai un animale che non potrebbe mangiare in seguito, sprecando così importantissime risorse. E non sono come gli uomini che ammazzano per divertimento. Per cui: sì trekking, sì wild-watching ma è sempre bene guardare e TASSATIVAMENTE NON TOCCARE.

MA QUINDI DOVE SI PUÒ TROVARE?

L’habitat è del tutto simile a quello del marasso, con la differenza che la walser resiste ad ambienti più umidi, e vive unicamente tra i 1500 e i 2100 metri. Altra nozione che eviterei di divulgare io stesso, per non disturbare una specie in via di estinzione. Le numerose foto in rete fatte dagli studiosi dovrebbero bastare a saziare la vostra curiosità naturalistica 😉 .

 

Alan


Note:

[1]  Samuele Ghielmi, Michele Menegon, Stuart J. Marsden, Lorenzo Laddaga and Sylvain Ursenbacher (2016): A New Vertebrate for Europe: The Discovery of A Range-restricted Relict Viper in the western Italian Alps.Journal of Zoological Systematics and Evolutionary Research. 54(3); 161–173.

[2] La IUCN Red list ha suddiviso le specie vegetali e animali valutate in 8 categorie , a seconda dello stato di conservazione. Si va dal LC (Least Concern: minima preoccupazione) a EX (Exint: estinto). La vipera di walser è ora alla categoria EN (Endangered: a rischio di estinzione).

[3]  Ci sono state 4 periodi glaciali negli ultimi 700 mila anni, intervallati da altrettanti periodi chiamati interglaciali. Le glaciazioni sono state quindi:
– Günz (680 mila-620 mila anni fa)
– Mindel (455 mila-300 mila anni fa)
– Riss (200 mila-130 mila anni fa)
– Würm (110 mila-12 mila anni fa)

[4] Escludo a priori che possa essere una vipera comune non perché non sia presente in Piemonte, ma perché non è simile al marasso. Per capire la differenza tra le vipere italiane suggerisco questo.

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