Bozze, alberi e disegni in Evoluzione – Parte II

Disclaimer: questo è la seconda puntata della serie sugli alberi evolutivi, la prima parte la potete trovare qua. Noterete alcune incongruenze con le date di nascita e morte di alcuni studiosi citate nel testo e delle pagine linkate, per coerenza mi sono attenute a quelle citate dalla mia fonte principale [1].

 

Capitolo 4 – Il primo (vero) albero evolutivo

Ci eravano lasciati con gli alberi  di Augier e Seringe, con un’ambiente accademico ormai avviato verso l’idea di un mondo naturale non fissistica e con un Charles Darwin a cui ancora dovevano cadere i denti da latte, figuriamoci cambiare per sempre le scienze biologiche (e molto altro).

Parlando di ciò, va dato storicamente credito all’uomo che per primo, seppur in maniera erronea , formulò una vera e propria teoria che prevedesse l’avvicendarsi di specie diverse nel panorama naturale del nostro pianeta:  Jean-Baptiste Lamarck.

Come chiunque abbia intrapreso la via degli studi biologici potrà ricordare, su ogni libro scolastico la teoria lamarckiana dell’evoluzione, che prevede la modificazione degli esseri viventi in base all’uso e al non uso di determinati caratteri morfologici, è sempre stata il contraltare alla teoria evolutiva darwiniana: la prima errata, la seconda corretta.

Lo zoologo francese non merita tutta questa cattiva fama, anche perchè ultimamente le sue teoria sono state rivalutate (o per meglio dire, riprese in considerazione) da un intero campo di studi come l’epigenetica. Non che Lamarck fosse nel giusto, anzi, all’epoca non poteva provare la sua teoria e la scoperta dei molti processi che concorrono all’espressione del DNA sarebbero stati scoperti e studiati più di un secolo dopo. Però gli esseri viventi si modificavano nel tempo, la natura non era fissa e immutabile:  non era un concetto da poco, per nulla.

In quello che viene considerato il primo vero albero evolutivo, lo studioso francese include animali appartenenti a taxa lontani tra di loro, li mette in relazione temporale e di discendenza.  L’evoluzione c’è:  rappresentata con un layout molto minimal, nel suo “Philosophie zoologique” del 1809, l’anno dei natali di Charles Darwin.

“Tavola per dimostrare la discendenza degli esseri viventi”, Jean-              Baptiste Lamarck, da “Philosophie zoologique”, 1809

 

Capitolo 5 –  Uno sguardo indietro, anzi avanti. O forse di lato.

Volevo intitolare questo capitolo “Troppo oppio, ma a fin di bene”: capirete perchè guardando le immagini sottostanti e cliccando fra i vari link.

Non mi dilungherò particolarmente sui molti diagrammi e disegni che vennero pubblicati nella prima metà dell’800. In primis, perchè il prossimo salto evolutivo (chiedo venia) avvenne effettivamente con Darwin, in secundis perchè sono veramente troppi.  E sono diversissimi tra loro. E spesso complicati da capire, perfino.  E anche concettualmente sbagliati, a volte.

Come se una immensa radiazione evolutiva si fosse palesata tra i biologi del tempo, anche le varie rappresentazioni  dei gruppi animali e vegetali hanno iniziato a seguire criteri geometrici e artistici diversissimi tra loro. Da armoniose figure con tanto di fiori e drappi, a diagrammi che probabilmente fanno invidia ai praticanti della Cabala. A voi una rapida lista per rifarvi gli occhi: analizzarli uno per uno richiederebbe troppo tempo e spazio, ma potete scrivere nei commenti cosa, secondo voi,  è errato o invece no. Se riuscite a capirlo.

 

dunal

Michel-Fenix Dunal (1789 – 1856), rappresentazione della famiglia delle Annonacee (1817)

goldfuss-1

George August Goldfuss (1782 – 1848), sistematica animale a forma d’uovo,   da “Uber de Entwicklungsstufen de Theries” (1817)

 

eichwald

Carl Edward von Eichwald (1795 – 1876), “Tabula Transituum animalium” (tavola delle transizioni animali, 1821) – Quest’altra immagine dello stesso autore fu descritta da uno storico del tempo come “un mazzo di gambi d’asparago”. Dategli torto.

 

Paul Horaninow (1796-1865), “Universal System of Nature” (1834) – Vi giuro che un senso ce l’ha, se si esclude la pecca di quel ”Homo” al centro di tutto.

 

Capitolo 6 –  Una buona idea la usano tutti

La struttura ormai classica “ad albero” viene ormai utilizzata largamente in tutti i campi della biologia. Campi come la paleontologia ordinano i reperti fossili, campi come l’embriologia fondata da Karlst von Baer  (1792-1876) piantano l’idea che ogni essere vivente parte da uno stadio comune e acquisce funzionalità durante lo sviluppo in base alla sua “posizione” nel mondo naturale, quindi devono fare ordine anche loro.

Va notato che, ironicamente, non tutti gli autori erano evoluzionisti. Ma un buon modo per rappresentare le relazioni tra gli esseri viventi non manca e viene usato da tutti coloro che operano nel campo.  Ad esempio Richard Owen (1804-1892), raffigurò in questo modo la relazione tra le famiglie dei vertebrati.

 

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Diagramma degli ordini di mammiferi in ordine ascendente, da alcuni appunti di Richard Owen (1828)

Cercando di raffigurare su carta i risultati degli studi di Von Baer, lo scozzese Martin Barry (1819-1872) disegnò questo grafico. Nello stesso periodo, sempre usando un’ordinamento con base embriologica, possiamo osservare la rappresentazione di Henri Milne-Edwards (1800-1885).

 

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Classificazione embriologica dei vertebrati, Henri Milne-Edwards, 1844

 

Ma è nel campo della paleontologia che troviamo gli esempi più lampanti di raffigurazioni estremamente “moderne” nel loro aspetto. Una delle più famose si poteva trovare nella prima edizione de “Elementary Geology” pubblicato nel 1840 dall’americano Edward Hitchcok (1793-1864). Fu il primo “albero” ad utilizzare anche una scala temporale, affiancando alle specie animali che si sovrapponevano tra loro una scala delle ere geologiche utilizzata all’epoca. Un dettaglio per niente secondario.

 

                             “Paleontological Chart”, da “Elementary Geology” di Edward Hitchcock, 1840

 

Il ramo sinistro è dedicato alle piante, mentre quello destro agli animali. La larghezza dei rami indica grossolanamente il numero dei taxa raffigurati e per ognuno dei due “alberi” è presente un gruppo “incoronato”, le palme per le piante e ovviamente l’uomo per gli animali (non ho la minima idea del perchè scelse le palme per le piante,  ogni botanico che voglia illuminarci su questo dettaglio è il benvenuto) Nonostante l’evidente riferimento temporale e anche qualche  dettaglio che sembrerebbe suggerire degli eventi d’estinzione, Hitchcock era un fervente oppositore della teoria evolutiva e credette sempre in un’agente divino come fautore di eventuali cambiamenti o modificazioni.

 

Di sicuro la più moderna nell’aspetto, quasi attuale se vogliamo, è la rappresentazione del paleontologo svizzero Louis Agassiz (1807-1873) pubblicata nel suo “Reserches sur le poissones fossiles” del 1844, riguardo alle specie di pesci fossili da lui studiate. Sfido a trovare differenze sostanziali tra questo e gli stili utilizzati oggi in paleontologia. Similmente ad Hitchcock, è presente una scala geologica affiancata al susseguirsi dei taxa e alcuni rami sono tronchi, ad indicare che il gruppo in questione non è arrivato ai giorni nostri.

 

Genealogia della classe dei pesci, da “Reserches sur les poissones fossiles” di Louis Agassiz (1844)

 

Come avrete notato, ormai siamo arrivati al periodo storico in cui un giovane inglese nacque, studiò, salpò su un brigantino, tornò e decise di focalizzarsi sui Cirripedi per un sacco di tempo in seguito allo sbarco dal Beagle. Speravate che Darwin arrivasse in questo capitolo, ma per il più famoso naturalista della storia dovrete aspettare il prossimo capitolo. Alla prossima!

 

Fabrizio

Fonti:

[1] La fonte principale è e continuerà ad essere “Trees of Life” di Theodore W. Pietsch, ed. John Hopkins University Press, 2001

Immagini prese dal web, particolarmente wikipedia.org e wikicommons.org

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4 pensieri su “Bozze, alberi e disegni in Evoluzione – Parte II

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