Tutto quello che (forse) non sapevi sul petrolio e che potrebbe farti ridere!

Tutti noi conosciamo il petrolio ma non tutti forse conoscono le leggende, le curiosità e i buffi personaggi storici che stanno dietro alla scoperta e ai primi utilizzi della fonte fossile per eccellenza.

È convinzione comune pensare che il petrolio sia una sostanza scoperta solo in tempi recenti, per via dell’uso che ne facciamo noi oggi grazie alla sua trasformazione in carburanti come la benzina o in materiali come la plastica. In verità questa sostanza bituminosa era conosciuta anche in antichità con il nome di “olio di roccia”, infatti la parola “petrolio”, introdotta nel linguaggio solo nella metà del XVI secolo, deriva dal latino petroleum, composto da petrae, “della roccia”, e oleum, “olio”. Veniva utilizzato per alimentare le lampade o come impermeabilizzante sfruttando solo gli affioramenti in superficie, ignorando che potessero esserci dei giacimenti sotterranei. Era una sostanza sfruttata anche come elemento magico, in quanto permetteva di accendere fuochi inestinguibili. Nell’Iliade è citato come “fuoco perenne” e nella storia il “fuoco greco” dei bizantini era usato per incendiare le navi nemiche dei crociati. Esso era una miscela di petrolio, zolfo, salnitro e resina di pino che a contatto con l’aria prendeva fuoco. Quest’arma ricorda vagamente anche l’altofuoco, una sostanza inventata della penna di George R. R. Martin, scrittore delle Cronache del ghiaccio e del fuoco dalle quali è tratta la nota serie tv de Il trono di spade. L’olio di roccia veniva usato anche a scopo medicinale come lassativo; inoltre le sue doti terapeutiche si diffusero con grande rapidità in Occidente e alcune fonti d’olio a cielo aperto, come l’antica Blufi (santuario della “Madonna dell’olio”) e Petralia in Sicilia, divennero noti centri termali dell’antichità.

Il petrolio si trova nella maggior parte dei casi in giacimenti sotterranei e la sua formazione è in parte ancora celata nel mistero. La teoria più accreditata vede la formazione del petrolio a partire dall’accumulo di materiale organico non totalmente decomposto, cioè da grandi masse di organismi unicellulari marini, come fitoplancton e zooplancton, sepolte nei fondali oceanici milioni di anni fa. Questa teoria ipotizzata per la prima volta dallo scienziato russo Lomonosov nel corso del XVIII secolo e confermata dal connazionale Mendeleev nel 1877, prevede un ciclo di trasformazione in tempi geologici. La sua formazione inizia con l’accumulo di materia organica in quantità maggiori di quella che viene distrutta dagli organismi decompositori; ciò avviene con maggior facilità nelle zone costiere poco profonde e ricche di vita e nutrimenti, ma con scarsa presenza di ossigeno nei fondali. Nel corso dei milioni di anni, il seppellimento di nuovo materia organica porta ad uno sprofondamento degli strati sottostanti, aumentando la temperatura e la pressione che innescano reazioni chimico-fisiche di trasformazione della materia. È da sfatare quindi il mito che vede l’estinzione dei dinosauri come l’inizio della formazione dei giacimenti petroliferi: alcuni organismi complessi come pesci e alghe possono far parte di questo processo di biotrasformazione, ma molto difficilmente sono coinvolti organismi di grandi dimensioni.

[vedi l’approfondimento di questo link sulle attività estrattive in Italia, firmato The Platybus Review]

Inizialmente dalla materia organica sepolta si forma cherogene ad opera dei batteri anaerobi, poi lentamente questo si trasforma in composti liquidi e gassosi composti da carbonio e idrogeno, gli idrocarburi. Questo processo avviene alla sua massima velocità ad una profondità di 2-3 km nel sottosuolo, ma questa velocità massima significa almeno 5-10 milioni di anni nelle migliori condizioni, altrimenti ne necessitano anche 100 milioni. Data la bassa densità degli idrocarburi, questi risalgono verso l’alto attraverso le rocce madri che li hanno generati. Se nulla blocca la loro risalita questi risalgono fino in superficie, altrimenti si formano dei giacimenti sotterranei.
I tempi necessari alla formazione del petrolio, come anche del carbone e del gas metano, rendono questo tipo di risorsa non rinnovabile dal punto di vista umano, data la velocità con cui ne facciamo uso. Inoltre è considerata una fonte fossile proprio perché deriva dalla trasformazione geologica di organismi viventi che altrimenti sarebbero fossilizzati.

Dal punto di vista chimico il petrolio è una sostanza naturale, composta da una miscela di idrocarburi solitamente di colore nero o marrone scuro ma, a seconda della composizione, anche verdastro o arancio sporco. Risulta essere nel suo insieme una sostanza oleosa e vischiosa, oltre ad essere altamente infiammabile. Quasi sempre la densità relativa della miscela è inferiore a uno, cioè ha un peso specifico minore dell’acqua che gli permette di galleggiare su di essa, senza peraltro sciogliersi essendo un composto oleoso. Il suo odore, per lo più sgradevole, è dato dai composti aromatici che fanno parte della miscela idrocarburica assieme ad alcani, cicloalcani ed altre sostanze come paraffina, naftalene, composti solforati, composti azotati, terpeni e fenoli.

Strano ma vero, l’industria petrolifera pone le sue fondamenta nella farmaceutica. Il giovane imprenditore Samuel Kier vendeva questo rimedio naturale pubblicizzandolo con questo slogan: “Ecco il balsamo che, scaturito dalle forze segrete della natura, dona all’uomo il fiore della salute e della vita. Dalle profondità del suolo il liquido magico cola per calmare le vostre sofferenze e guarire i vostri mali”. Una pubblicizzazione degna dei nostri giorni che però ci fa rabbrividire pensando al fatto che si riferisce nientemeno che al petrolio! Suo padre, Thomas Kier, possedeva un altro genere di attività, in Pennsylvania; era un cercatore di sale lungo il fiume Allegheny, ma un giorno le sue saline furono invase non dalle acque del fiume, bensì da questa sostanza nera, oleosa e puzzolente. Allarmato, fece deviare il tutto nel fiume che in breve tempo divenne un lungo corso plumbeo dai strani bagliori azzurri. Poi scoppiò l’incendio e il fiume prese fuoco!

Fu solo a metà del 1800 che George Bissell, avvocato newyorkese, si rese conto della potenzialità energetica del petrolio che in Pennsylvania veniva grezzamente estratto per preparare farmaci contro il mal di testa e mal di denti, disturbi allo stomaco, dei reumatismi e delle malattie alla pelle! Bissell era convinto di poter sfruttare “l’olio di pietra” come olio illuminante al posto del grasso di balena o del “gas di città”, un distillato del carbone che comunque era costoso ed alimentava con condutture i lampioni stradali e le case delle famiglie del ceto medio e alto. In piena rivoluzione industriale, la società occidentale esigeva una sostanza illuminante a prezzo più contenuto. Entrato in società con un certo presidente di banca di nome Townsend, George Bissell incaricò il professor Silliman di analizzare le proprietà dell’olio di pietra e, successivamente il Colonnello Edwin Drake (titolo che si dette da solo, non certo per motivi militari) che riuscì a realizzare la prima trivellazione di petrolio dal sottosuolo nell’agosto del 1859 nei pressi di Titusville (Pennsylvania), non certo senza fallimenti, caparbietà e una buona dose di fortuna. È noto che gli operai di Drake rimasero allibiti dal suo strambo progetto, affermando: “Scavare per trovare il petrolio? Vuoi dire fare un buco nel terreno per cercare e trovare il petrolio? Tu sei pazzo!

Di sicuro, nessuno di questi personaggi si aspettava il forte successo e l’estremo impatto che il petrolio avrebbe avuto sullo sviluppo della società mondiale. L’idea di Bissell era quello di utilizzarlo per illuminare le città ed eventualmente come lubrificante. Non avrebbe potuto immaginare che lo sfruttamento di questa sostanza avrebbe cambiato le sorti economiche, sociali ed ambientali del pianeta e reso un uomo di nome John Rockefeller, l’uomo più ricco del mondo.

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Vignetta pubblicata su Vanity Fair nel 1861 mostrante capodogli che festeggiano l’avvento dei pozzi petroliferi, la cui produzione blocca la loro caccia per ottenere la carne blubber da cui produrre l’olio di balena, sostituito dal petrolio

La corsa al petrolio iniziò quindi a Titusville e a Tarantum, due piccoli borghi della Pennsylvania, dove le foreste di alberi furono sostituite dalle foreste di torri di trivellazione rudimentali in legno e ferro. La vendita della sostanza ha però avuto fin da subito andamenti contrastanti. Inizialmente Drake vendette il petrolio a 40 dollari al barile, paragonabili a 600-700 dollari attuali! Prezzi da capogiro che fanno assegnare alla sostanza l’epiteto di “oro nero”. In meno di un anno, l’eccessiva produzione, lo sfruttamento intensivo e la scarsa domanda, portano il prezzo a diminuire fino a 10 centesimi di dollaro. Nel 1861 risale fino a 10 dollari, ma negli anni continua l’altalena portando diversi pionieri e investitori a perdere tutto, tra i quali lo stesso Drake. Per lunghi periodi il barile che conteneva il petrolio costò di più del contenuto stesso. Come spesso accade per alcuni personaggi in grado di cambiare il corso della storia e il destino della civiltà umana, l’eccentrico Drake morì in solitudine e povertà. Al suo funerale nel 1880, qualcuno disse di lui: “È morto di freddo dopo aver incendiato il mondo”.

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Primo sistema di trivellazione con torre chiamata Derrick

Ma perché la quantità di petrolio si misura in barili? Fu sempre Drake che, con un semplice gesto cambiò il mercato internazionale del futuro. Il giorno in cui i suoi scavi dettero i loro risultati, il liquido scuro e oleoso cominciò a sgorgare copiosamente dal pozzo. Non sapendo dove altro raccoglierlo, Drake incaricò i suoi uomini di accaparrarsi i barili di legno per il commercio del Whisky che avevano un formato standard di 42 galloni (159 litri). In breve anche gli altri cercatori di petrolio utilizzarono lo stesso sistema e il barile divenne l’unità di misura internazionale, utilizzata ancora oggi nonostante non si usino più i barili per stoccare il greggio, raccolto ormai in cisterne molto più grandi.

 

Il petrolio che viene estratto dal sottosuolo ha diverse componenti e si definisce petrolio grezzo o greggio. Il greggio va quindi raffinato e il primo metodo di distillazione fu messo appunto dallo scienziato canadese Abraham Genser che estrasse il cherosene nel 1846 dal frazionamento del carbone. In seguito, nel 1856, il chimico polacco Ignazy Lukasiewicz ottenne il cherosene dalla distillazione del petrolio. Con l’arrivo dei primi sistemi di trivellazione e raccolta del greggio, la raffinazione poteva essere un processo economicamente valido per produrre il cherosene ed utilizzarlo come combustibile per l’illuminazione. Da questo processo si otteneva anche una sostanza di scarto altamente infiammabile e con proprietà esplosive, ritenuta troppo pericolosa e che veniva riversata nei fiumi per liberarsene. I francesi la chiamavano essence, per gli inglesi era petroleum split, negli USA era conosciuta come gasoline e infine in Germania era la benzin. Esatto, era proprio quella che noi oggi chiamiamo benzina.

Qualche anno prima della messa a punto del sistema di trivellazione, due ingegneri dell’allora Granducato di Toscana, Eugenio Barsanti e Felice Matteucci, inventarono nel 1854 il primo motore a combustione interna che utilizzava una miscela di aria e combustibile. Il motore a scoppio fu poi perfezionato nel 1860-61 dai francesi Jean-Jacques Lenoir e Alphonse Beau de Rochas. Dato che questo restava ben lungi dall’essere affidabile, il tedesco Nikolaus Otto apportò delle modifiche, fino a realizzare nel 1876 il motore a scoppio a quattro tempi. Infine nel 1885 Dailmer e Benz, separatamente inventarono e brevettarono il primo motore con combustione a benzina.

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La prima automobile, la Mercedes nel 1901

Insieme quindi realizzarono nel 1901 il primo prototipo di automobile non derivata da una carrozza ma bensì progettata su un telaio dove poter alloggiare il motore. La prima auto fu chiamata Mercedes dal nome della figlia del console Jellinek che aveva commissionato la sua realizzazione.

 

Infine, vi siete mai chiesti perché il Diesel si chiamasse così? Cosa significa? Ancora una volta, deriva dal nome di Rudolf Diesel che ne brevettò il motore, nel 1892.

Massimo

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