Bozze, alberi e disegni in Evoluzione – Parte III

Disclaimer: parte terza della fantasmagoricospiralidosa serie suigli alberi evolutivi. Parte uno qui e parte due qua. Probabilmente ho parlato più di editoria e storia della scienza che di alberi evolutivi in sè, spero comunque non vi dispiaccia 🙂

Ci eravano lasciati con gli alberi paleontologici di Agassiz,  quasi identici a quelli attuali nell’aspetto, e con svariate tavole ottocentesche che avrebbero ispirato Dalì a dipingere sicuramente più di quel che ha fatto. Oggi arriviamo finalmente alla star indiscussa dell’Evoluzione: Charles Darwin (1809-1882). E lo affiancheremo ad un altro naturalista molto famoso: Ernst Haeckel (1834-1919). Il perchè lo scoprirete leggendo.

 

Capitolo 07 – Un’idea cotta a fuoco lento

Come già accennato alla fine del precedente capitolo,  Darwin scese dal Beagle, dopo un viaggio di 5 anni in giro per il globo terracqueo,  e decise di incentrare i suoi studi sui Cirripedi per il resto dei suoi giorni. Non del tutto,ovviamente, però  scrivere di evoluzione o  selezione naturale non era certo nelle sue priorità, visto che dal suo ritorno a casa, nel 1836, passarono 23 anni prima che On the Origin of Species through Natural Selection” fosse mandato alle stampe nel 1859: 502 pagine, le copie della prima edizione si vendettero all’incirca in mezza mattinata. E poi vi lamentate di Amazon Prime e dei concerti pop a San Siro.

I questi 5 lustri Darwin non rimase ovviamente con le mani in mano, la sua teoria fu sviluppata, discussa, pensata e ripensata per poi finire pubblicata nella sua opera più famosa (la quale, per inciso, è una versione “tascabile” di quello che si sarebbe dovuto chiamare “Big Species Book” [1] un piccolo volume da centinaia e centinaia di pagine sul quale stava lavorando il naturalista inglese).  In questo excursus editoriale non parlerò del clima religioso dell’epoca, delle note di Wallace inviate alla Linnean Society e delle pressioni di Lyell su un Darwin restio per anni a pubblicare le sue idee,  della moglie di Darwin, altrimenti questo articolo rischia di diventare una puntata di Beautiful. Qui potete trovare un riassunto molto essenziale sulla questione.

Torniamo in tema: come abbiamo visto l’idea di usare l’albero come figura per rappresentare la modificazione degli essere viventi era ormai in voga e Darwin si adeguò, con qualche “piccola” modifica di cui parleremo a breve. Per iniziare, ecco a voi il disegno “darwiniano” per antonomasia per quanto riguarda gli alberi evolutivi: “I Think”, vergato nei suoi appunti nel 1837, quando il naturalista era da poco tornato a casa dal viaggio sul Beagle.

 

 

Forse l’immagine più iconica, seconda solo al faccione barbuto di Darwin stesso, questo semplice schizzo in realtà nasconde un’implicazione non da poco: come potrete notare, infatti, tutte le specie derivano da un antenato comune. Questo concetto, che verrà poi in seguito esteso a tutti gli esseri viventi,  era appannaggio esclusivo del naturalista inglese e persino alcuni suoi colleghi dubitavano di questa sua opinione.

Ironia della storia, il papà dell’evoluzione per selezione naturale non pubblicò tantissimi schemi ad albero, complice probabilmente la tardiva pubblicazione de “L’origine delle specie”. Molti si trovano nei suoi appunti o in lettere scambiate con altri naturalisti dell’epoca, disegnati da lui o a lui inviati dai colleghi. Ad ogni modo, qui sotto potete osservare lo schema che Darwin, dopo alcune modifiche, decise di inserire nella sua opera maestra pubblicata nel 1859. Fu affiancato da otto pagine di dettagliata spiegazione, lo scienziato era probabilmente conscio di quanto fosse ostico e spinoso l’argomento e fornì la spiegazione più chiara ed esauriente possibile, pronto a difendere tutti i fianchi possibili da future critiche.

 

Versione finale del diagramma ramificato ad illustrazione della diversificazione ed evoluzione delle specie animali e vegetali , da “L’origine delle specie” del 1859.

 

Per chiudere questo piccolissimo special su Darwin vi invito ad osservare questo suo ultimo schizzo da lui disegnato nei suoi appunti: in alcune parti ridisegnato, modificato e ripassato, rappresenta la suddivisione dei Primati come visualizzata dall’autore. Sebbene poco comprensibile data la natura di appunto, vi prego di osservarlo attentamente, ci ritorneremo alla fine dell’articolo.

darwin-primate-tree

Albero evolutivo dei primati, dagli appunti di Charles Darwin (1868) –    In alto a sinistra potete trovare l’uomo, affiancato dagli altri primati a lui più prossimi.

 

 

08 – Il  Tedesco

Al contrario, Ernst Haeckel (1834-1919) di alberi ne disegnò tantissimi, con stili variabili e un look che andava dal quasi-barocco al minimalista. E non si limitò a quelli, è stato molto probabilmente uno dei più grandi illustratori di sempre. Questo naturalita tedesco, con base all’Università di Jena, fu probabilmente il più grande sostenitore di Darwin e della sua nuova teoria, superiore persino al “Mastino” Huxley per stessa ammissione dello stesso [2]. Dopo aver letto nel 1860 la versione tedesca del “L’origine delle Specie” Haeckel divenne un grande sostenitore delle teorie darwiniane e grazie alla fama che negli anni ottenne come eccellente naturalista “tout-court” la teoria dell’evoluzione per selezione naturale ottenne una diffusione ampissima ad opera di un grande testimonial. Non senza qualche sbavatura, va ammesso: come già alcuni suoi colleghi dell’epoca fecero notare, compreso un anziano Louis Agassiz, Haeckel non si faceva remore a speculare oltre il dovuto, ignorare o manipolare a suo vantaggio fatti e dati scientifici. Una storia come esempio per tutte: le illustrazioni degli embrioni di diversi animali nel suo “Antropologia o storia dell’evoluzione umana” (1904) [2; 3]

 

Ma senza fare off-topic in storia della scienza, torniamo ai nostri alberi: potete osservare una delle prime versioni “haeckeliane” dalla sua opera “Generelle morphologie der organismen“(1866).

haeckel-1

 

Il naturalista tedesco sperimentò per un certo periodo anche con modelli ispirati agli alberi paleontologici di Hitchcock e Agassiz (descritti nella precedente puntata), ma è sicuramente con tronchi e rami che ha espresso l’arte migliore con alcune variazioni di stile, come potete osservare qui sotto.

 

Albero evolutivo delle piante, Ernst Haeckel, 1870

                                                           Albero evolutivo delle piante, Ernst Haeckel, 1870

 

In alcuni dei suo alberi è addirittura possibile osservare come i moderni uccelli siano fatti discendere dai dinosauri e il prodigioso naturalista tedesco, che da buon scienziato dell’800 non si fossilizzava di certo su un solo campo di studi, disegnò addirittura delle mappe della dispersione delle popolazioni umane durante l’evoluzione della nostra specie. Potete pensarlo come un albero con riferimenti spaziali, come quelli paleontologici di Agassiz avevano un riferimento temporale grazie al succedersi delle ere geologiche. Al contrario di Darwin, che ipotizzava una nascita e successiva migrazione della specie Homo sapiens dall’Africa (come fu poi effettivamente dimostrato), Haeckel era convinto che l’antenato dell’uomo andasse trovato nelle Indie Olandesi Orientali, l’attuale Indonesia. Nei suoi libri ne descriveva forma del cranio e morfologia, nonostante in quel periodo non fosse ancora stato trovato un singolo fossile umano in tutto il globo [1]. Vi avevo avvisato che era fatto così.

Il ritrovamento nel 1891 dell’ “Uomo di Java”, il primo fossile umano, ora considerato appartenente ad un individuo di “Homo erectus“, lo riempì d’orgoglio al veder confermate le sue teoria. E fece probabilmente mangiare il fegato a tutti i suoi concorrenti ed oppositori che avrebbero voluto prenderlo a schiaffi (a volte, probabilmente, per dei buoni motivi). La paleoantropologia del secolo successivo sconfessò l’ipotesi del naturalista tedesco, d’altronde Homo sapiens e Homo erectus sono due specie diverse, ma un esemplare intermedio tra uomo e scimmia era stato trovato e era tutta acqua al mulino della teoria dell’evoluzione darwiniana. Questo intermedio tra uomo e scimmia ipotizzato da Haeckel, nominato dallo stesso “Pithecanthropus alalus“, finì addirittura in un suo albero (disegnato più di vent’anni prima del ritrovamento) e pare che Haeckel stesso incitasse i suoi studenti ad andare a cercarlo. Lui ci metteva la mente, i poveri studenti il braccio. Nulla di nuovo sul fronte accademico, insomma.

 

Per concludere, vi presento forse l’immagine più iconica delle opere haeckeliane: la “grande quercia” che illustre le famiglie del mondo animale, tratta dall’opera col nome forse più impronunciabile di sempre: “Anthropogenie oder Entwickelungsgeschicthe des menschen” del 1874.

 

Adesso vi prego di confrontarla con l’ultima illustrazione che vi ho mostrato nel precedente capitolo su Darwin. Un’idea di evoluzione progressiva, con l’uomo al suo apice, a mò di “Scala Naturae” aristotelica e medievale, è ancora presente in questo albero di Haeckel, così come lo era nella società dell’epoca e come persiste ancora tutt’oggi, a mio umile parere, nella fetta più grossa della società.

Sebbene anche Darwin ponga l’uomo in un ramo separato da quello dei suoi cugini più vicini quali gorilla, scimpanzè e bonobo, tutti i rami si concludono alla stessa lunghezza, sullo stesso piano. Non oso ovviamente speculare troppo su queste piccole differenze, ma d’altronde è di disegni che questa serie vuole parlare e da quelli trarre qualche conclusione, a volte scientifica, a volte ironica e a volte romantica. Che questi due grandi scienziati fossero degli uomini totalmente differenti nei modi, lo può forse dimostrare definitivamente questo ultimo confronto: mentre Darwin nei suoi scritti includeva anche concetti che non avrebbero sfigurato a Woodstock come quello che troverete citato poco sotto, Haeckel disegnava illustrazioni come questa, tranquillamente in sintonia con la società della sua epoca, che il naturalista tedesco contribuì a inasprire con pericolosi parallelismi tra nazionalismo e teorie darwiniane [2].

 

“Quando l’uomo progredisce culturalmente e le piccole tribù si uniscono a
formare continuità più ampie, una semplice riflessione suggerirà
all’individuo di estendere i propri istinti sociali e le proprie simpatie a tutti i
membri della stessa nazione, anche se non li conosce personalmente. A
questo punto, solo una frontiera artificiale resterà ad impedire che l’uomo
possa estendere le proprie simpatie a tutti gli uomini di qualsiasi razza e
nazionalità.”

[Charles Darwin, “The Descent of Man, and Selection in Relation to Sex”, 1871]

Fabrizio

FONTI:

[1] “Trees of Life“, Theodore W. Pietsch, ed. John Hopkins University Press, 2001

[2] “Abscheulich! – Infame!”, da “I Have Landed” , Stephen J. Gould, ed. W.W. Norton & Company, 2002, pp. 329-347

[3] “Haeckel, Embryos, and Evolution“; MICHAEL K. RICHARDSON, JAMES HANKEN, LYNNE SELWOOD, GLENDA M. WRIGHT, ROBERT J. RICHARDS, CLAUDE PIEAU, ALBERT RAYNAUD; SCIENCE 15 MAY 1998

 Immagini prese dalla prima fonte citata e pescate nell’internette, particolarmente wikiedia.org e wikicommons.org

Si ringrazia Gabriele per il recupero della fonte numero 2.

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3 pensieri su “Bozze, alberi e disegni in Evoluzione – Parte III

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